Sicurezza sul lavoro
Strategia nazionale sicurezza sul lavoro 2026-2030: cosa cambia per le imprese
Il 27 luglio 2026 il Comitato previsto dall'articolo 5 del D.Lgs. 81/2008 si è riunito al Ministero della Salute per la prima volta dopo il via libera della Conferenza Stato-Regioni alla Strategia nazionale per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030. Si chiude la fase di elaborazione e si apre quella dell'attuazione. Per le imprese non arrivano nuovi obblighi immediati, ma cambia il modo in cui la prevenzione verrà programmata, verificata e misurata nei prossimi cinque anni.
In breve
La Strategia nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030 è un documento di indirizzo che non introduce nuovi obblighi diretti per le aziende, ma orienta la programmazione della vigilanza, le priorità ispettive, la formazione e i meccanismi di incentivazione per il quinquennio. Il 27 luglio 2026 il Comitato presieduto dal Ministro della Salute ne ha avviato la fase attuativa.
Tre elementi verificabili: la Strategia si fonda su cinque assi strategici; adotta l'approccio Vision Zero, secondo cui ogni infortunio è prevenibile; è coerente con il Quadro strategico dell'Unione europea 2021-2027 e si integra con il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031. Il documento era stato approvato dal Comitato il 16 dicembre 2025 e successivamente recepito in Conferenza Stato-Regioni.
L'effetto pratico per le imprese è una vigilanza più coordinata e basata su indicatori, quindi una maggiore domanda di evidenze tracciabili su presenze, accessi e formazione. GoPlanner copre questo perimetro con i moduli SAFETY per la gestione della sicurezza, TIME per la rilevazione presenze e ACCESS per il controllo accessi.
Cosa è successo il 27 luglio
Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha presieduto la riunione del Comitato per l'indirizzo e la valutazione delle politiche attive e il coordinamento nazionale per l'attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro. È stato il primo incontro successivo all'approvazione della Strategia in Conferenza Stato-Regioni, con la priorità indicata nel passaggio alla fase attuativa e in una programmazione con obiettivi definiti "ambiziosi, concreti e misurabili". Nella fase di attuazione il Comitato avrà un ruolo centrale nel favorire le sinergie con altre istituzioni, tra cui il Ministero del Lavoro.
Il punto rilevante, per chi legge dal lato azienda, sta in quell'aggettivo: misurabili. Una strategia che si valuta su indicatori produce inevitabilmente una vigilanza che chiede dati, non dichiarazioni.
I cinque assi strategici
| Asse | Contenuto | Ricaduta attesa sulle imprese |
|---|---|---|
| 1. Affrontare i cambiamenti del mondo del lavoro | Anticipare i rischi nuovi ed emergenti, presidiare quelli tradizionali, introdurre strumenti e tecnologie innovative per prevenzione e vigilanza | Più attenzione a rischio termico, appalti, nuove forme organizzative e strumenti digitali |
| 2. Rafforzare la resilienza del sistema istituzionale | Coordinamento tra i soggetti pubblici della prevenzione e della vigilanza | Controlli più mirati e meno sovrapposti tra enti diversi |
| 3. Potenziare l'efficacia delle tutele | Rafforzamento degli strumenti di protezione dei lavoratori | Focus su categorie vulnerabili, appalti e subappalti |
| 4. Supportare micro, piccole e medie imprese | Superamento della logica puramente adempitiva, assistenza tecnica, buone pratiche, piani mirati, incentivazione economica | Prevenzione valutata sui processi che funzionano, non sui documenti in archivio |
| 5. Diffondere la cultura della prevenzione | Formazione strutturale nei percorsi scolastici e universitari | Formazione aziendale come continuità, non come adempimento isolato |
Le tecnologie entrano nel perimetro della prevenzione
Il primo asse è quello con le conseguenze più dirette per chi gestisce siti produttivi e cantieri: accanto agli obiettivi sui rischi emergenti e tradizionali, la Strategia indica esplicitamente l'introduzione di strategie, strumenti e tecnologie innovative per la prevenzione e la vigilanza, con attenzione alle situazioni di vulnerabilità. È il riconoscimento istituzionale di una direzione già in atto, dal badge di cantiere alle piattaforme di monitoraggio del rischio termico, ora trasformata in linea di programmazione quinquennale.
La domanda operativa che ne discende è concreta: quanto tempo serve, oggi, per ricostruire chi era presente in un'area il giorno di un evento, con quale formazione valida e con quale autorizzazione all'accesso? Se la risposta si misura in giorni di ricerca tra registri cartacei e archivi separati, il divario rispetto a una vigilanza basata su indicatori è già evidente.
Cosa cambia per cantieri e siti produttivi
La Strategia non crea adempimenti nuovi, ma modifica il contesto in cui quelli esistenti vengono verificati. Tre effetti sono ragionevolmente prevedibili.
- Vigilanza più selettiva. Un sistema coordinato tra Regioni, INAIL e Ispettorato nazionale del Lavoro concentra i controlli dove gli indicatori segnalano criticità.
- Peso crescente della documentazione. Dove la valutazione è per obiettivi misurabili, la capacità di produrre evidenze diventa parte della posizione dell'impresa.
- Convergenza con i meccanismi premiali. Riassegnazione dei crediti della patente e incentivi legati all'andamento infortunistico richiedono tutti di dimostrare cosa è stato fatto, quando e con quali risultati.
Il denominatore comune è la tracciabilità. Presenze, accessi, formazione, consegna dei DPI e verifiche sui subappalti sono dati che esistono già in ogni azienda: la differenza la fa il fatto che siano registrati in modo consultabile, oppure sparsi tra sistemi che non comunicano.
Come prepararsi nei prossimi mesi
- Verificare dove si trovano i dati. Presenze, accessi, formazione e DPI in sistemi distinti e non collegati sono un rischio operativo prima ancora che di compliance.
- Misurare il tempo di ricostruzione. Provare a ricostruire una giornata di lavoro di sei mesi fa è un test rapido sulla maturità dei propri processi.
- Collegare formazione e accesso. Un attestato scaduto dovrebbe essere visibile prima dell'ingresso in area, non durante un controllo.
- Consolidare le evidenze sugli appalti. Identificazione del personale esterno, autorizzazioni e transiti sono il punto su cui la vigilanza coordinata si concentrerà con maggiore frequenza.
- Monitorare i piani regionali. Gli indirizzi nazionali saranno declinati a livello territoriale: le priorità di controllo si leggeranno lì, con largo anticipo.
Il punto
La Strategia nazionale 2026-2030 non chiede alle imprese di fare cose nuove. Chiede al sistema pubblico di verificare in modo più coordinato e misurabile quelle che già dovrebbero essere fatte. La conseguenza, per chi gestisce personale, accessi e sicurezza, è che la qualità dei propri dati diventa la variabile che distingue una verifica ordinaria da un problema. I prossimi mesi, prima che i piani regionali entrino a regime, sono il momento più ragionevole per intervenire.
Contenuto a carattere informativo, aggiornato al 28 luglio 2026. Le informazioni derivano dai comunicati del Ministero della Salute relativi alla Strategia nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030 e alla riunione del Comitato ex art. 5 del D.Lgs. 81/2008 del 27 luglio 2026, oltre che da analisi di settore disponibili al 28 luglio 2026. Il documento non costituisce consulenza legale: per la valutazione di casi specifici si raccomanda il confronto con i propri consulenti e con le autorità competenti.
